Simbario

 

Una ricca e variopinta vegetazione pare proteggere il borgo, le cui case unite le une e le altre, si dispongono sul un lato della collina   sul quale sorge come in cerca di un sostegno a cui appropriarsi.

Tra le piccole abitazioni, sormontate dall’altezza degli alberi, spunta la torre campanaria che unisce il destino delle chiese gemelle dedicate alla Vergine.

Le vie del centro storico sono interamente lastricate in porfido e illuminate da fanali ai vapori di sodio. Le piazze sono abbellite da fioriere colorate e artistiche lanterne. La chiesa matrice è abbellita da stucchi barocchi dai colori intensi. Assai particolari le chiese intitolate a Maria Santissima delle Grazie e la Madonna Immacolata che si dispongono in maniera simmetrica rispetto alle centrali torri campanarie che fungono da trait d’union.

E' un paese che ha legato il suo nome in maniera indissolubile alle due località vicine: Spadola e Brognaturo. Infatti da questo stretto legame, è nato il celebre proverbio: Brignaturi Spatula e Zimbariu catta nu pagghiareriu e li mpittau.  

Paese agricolo vi si coltivano principalmente patate, frumento e foraggio. Molto praticata è, inoltre, la pastorizia con una discreta produzione di latte usata nella creazione di latticini e formaggi e l’allevamento di bovini e suini.

 

La storia

L’origine di Simbario, piccolo centro agricolo del versante jonico delle serre nell’alta valle del fiume Ancinale in provincia di Vibo Valentia, così come quella di molti paesi della Calabria oggetto di gravi e funeste calamità naturali, non è nota con certezza per le scarse notizie d'archivio in merito. Esistono, comunque, alcune tracce che consentono di ricostruirne la storia e le sue origini.

Simbario nell’Anno 1000: Si può supporre, non essendoci documenti, che i primi eventi siano stati comuni a Simbario ed a Spadola, ricoprendo, quest’ultima, rispetto a Simbario, un ruolo storico e politico preminente. Poi l’idillio finisce con la conquista normanna della Calabria, operata da Roberto il Guiscardo e suo fratello Ruggero (1059) e l’arrivo nella terra bruzia, tra il 1089 e il 1090, di un certo Bruno di Colonia che ottiene in dono questa meravigliosa valle posta in contrada detta “Torre”, forse perché vi era qualche Torre attigua al villaggio di Spadola.

Siamo nell’anno 1093. Spadola, d’ora in poi, sarà parte integrante della certosa di Calabria, dipendendo da essa sia civilmente che religiosamente, mentre Simbario non fece parte dei grandi possedimenti della Certosa di Santo Stefano del Bosco rimanendo probabilmente sotto la immediata giurisdizione della Regia di Corte. Di sicuro si sa che Simbario fece parte del Contado di Arena sotto la Signoria dei “Conclubeth” e che ne 1459 è sotto la dipendenza della Corona. Quindi nel 1494 “Zimbario” risulterà nella dote di Sancia d’Aragona Borgia figlia di Alfonso II, re di Napoli, a sua volta figlio primogenito di Ferdinando I.

Simbario nel quattrocento: il nome di Simbario appare in un documento ufficiale del 1458, precisamente nel “Liber Visitationis”, il giornale di viaggio compilato da Atanasio Calceopilo e da Macario, entrambi archimandriti di monasteri brasiliani calabresi dove si parla di “Diaconus CHRISTOFORUS DE CIMBARIO” in qualità di testimone.

Intanto gli Angioini, che in combutta con i baroni famelici, dispotici e prepotenti avevano succhiato il sangue alla povera gente, venivano soppiantati sul trono di Napoli dagli Aragonesi (1442-1503) che invece cercarono di contenere lo strapotere dei baroni.

ospicui documenti di questo periodo testimoniano la situazione socio-economica e politica di Simbario, dai quali si evincono le seguenti considerazioni:1) la dipendenza in sede politica, insieme a Torre di Ruggero, direttamente dalla Corona; 2) l’economia basata principalmente sulla coltura del grano.

Simbario nel cinquecento: il secolo XVI si apre con il dominio Spagnolo (1503-1734) nel Mezzogiorno d’Italia esercitato dai sovrani di Spagna, che risiedevano a Madrid, tramite i Viceré.

Simbario si trova sotto il dominio della nobile e ricca famiglia Carafa di Nocera, proprietaria in Calabria di molte terre, la cui signoria termina con Emanuele Carafa, figlio del Duca di Nocera Francesco Maria, nel 1650, anno in cui lo ritroviamo devoluto alla Regia Corte.

Dal punto di vista religioso, la prima metà del ‘500 offre due eventi importanti per la storia delle Serre in genere e per quella di Simbario in particolare. Il primo evento è rappresentato dal ritorno dei Certosini (1513) all’abbazia di Santo Stefano del Bosco, dopo la lunga parentesi cistercense. Il secondo evento, legato al primo, fu la ripresa di una forte spiritualità nei luoghi che furono testimoni della vita e dell’opera di Bruno di Colonia e ad uno sviluppo grandioso della devozione popolare.

L’economia, piuttosto grama, di questo secolo come del successivo è prevalentemente basata su due principali attività, fonti di sussistenza per gli abitanti di Simbario: la coltivazione del grano ed la discreta pastorizia.

Lo storico Umberto Caldora scrive che a Simbario fioriva un’altra attività: la manifattura dell’arbascio “………nelle quali servivano soprattutto le donne, rimettendo agli uomini la sola opera alle gualchiere”.

’arbascio o abraso era un panno grossolano, ottenuto dalla lana più rustica, ed era quasi impermeabile all’acqua; i pastori ed i contadini con l’arbascio confezionavano vestiti per tutti le stagioni, cappotti, mantelli, coperte, calze ed il caratteristici stivaletti che coprivano le gambe nude; le donne invece confezionavano gonnelle.

Non trascurabile era, in Simbario, la lavorazione delle lana, attività che teneva impegnate quasi tutte le donne. E ancora oggi in qualche casa si può trovare “lu tilaru”.

Simbario nel seicento: la scena culturale, politica e sociale del secolo XVII è dominata dalla gigantesca figura e dalla forte personalità di Tommaso Campanella che non esitò ad accusare i baroni, denunciandone il loro ozio, le loro estorsioni e le loro continue violenze contro i privati, contro le università e contro i piccoli feudatari nonostante la presenza di un forte potere statale., appunto quello dei sovrani di Spagna.

Due avvenimenti di grande portata storica movimentano nel corso del secolo XVII, la vita civile e sociale di Simbario.

Il primo avvenimento, carico anche di notevole significato religioso, è il passaggio di Simbario dal Regio Patrimonio della Maestà Cattolica di Filippo IV, nel quale si trovava dal 1650, una volta cessata la signoria della famiglia Carafa di Nocera, ai Padri Domenicani del Convento di Soriano nel 1667, ovviamente dietro pagamento di una cospicua somma, accrescendo ulteriormente la potenza economica e fondiaria del Convento di Soriano. Tale passaggio non ha di certo lasciato alcun rimpianto nel popolo dal momento che i feudatari laici erano oppressori e voraci. Diversamente il priore del convento, Conte di Soriano, amministrava i suoi sudditi con saggezza e senza opprimerli con gravami fiscali, senza dimenticare altresì la quotidiana assistenza materiale e spirituale che il Convento dava a tutti i poveri che bussavano alla sua porta.

Il secondo grandioso e terrificante avvenimento che interessò Simbario, nonché tutta la Calabria, fu il terremoto del 1659; già il paese fu provato da rovine e morte nella prima metà del XVII secolo e precisamente il 27 marzo 1638, di cui però non si conosce a differenza di quello de 1659, l’entità dei danni. Ingenti furono i danni causati dal terremoto in tutta la Diocesi. La furia del sisma non risparmiò le Collegiate, le chiese parrocchiali, la maggior parte delle abitazioni. La gente fu costretta ad abitare in miserabili capanne secondo il costume degli zingari. 

Uno spettacolo di desolazione, di lacrime e di morte ebbe ad osservare il Pacichelli di “passaggio per Simmariu accennata di Soriano” nel 1693. Ma le esigenze della vita sono di gran lunga superiori e ben più forti degli eventi di morti, per cui bisognava rimboccarsi le maniche ed iniziare l’opera di ricostruzione.

Simbario nel settecento: il settecento segnò la fine della dominazione dei viceré Spagnoli. Con il trattato di Rastadt (1714) il Regno di Napoli fu assegnato all’Imperatore d’Austria. La reazione Spagnola non si fece attendere. Durante la guerra di successione polacca, Carlo III di Spagna riconquistò l’Italia meridionale e nel 1735 prese il titolo di Re delle Due Sicilie, riconfermatogli nella pace del 1738.

La Calabria non conosceva tranquillità e pace. Ed a questo continuo movimento di eserciti stranieri, bisogna aggiungere le frequenti e funeste calamità naturali. In particolare:

Tra il 1742 e il 1744 il colera, nel 1744 il terremoto, nel 1763 la carestia; Il 1783 è anno del terribile sisma che cambiò il volto dell’intera Regione. La prima forte scossa di terremoto si ebbe il 5 febbraio. Alle dieci si scatenava una pioggia torrenziale in tutto il Vibonese seguita da una prima scossa di circa 2 minuti in cui restò distrutta la Calabria Ulteriore (che comprendeva le province di Catanzaro e Reggio Calabria). La terza replica, la più lunga e violenta di tutte, avvenne verso le 20,20 del giorno 7 febbraio con moto ondulatorio e pare anche vorticoso.  Simbario subì ingenti danni con morti, rimanendo quasi totalmente distrutto. La Calabria, ripresasi un po’ dalle rovine del terremoto, non fu insensibile ai nuovi fermenti di libertà che culminarono nella rivoluzione del 1799. Il 700 si chiude con la stella di Napoleone che brilla di luci nei cieli europei.

Simbario nel Ottocento - Nell’ottocento la storia di Simbario viene influenzata dal cambiamento dello scenario europeo. I trionfi e le cadute di Napoleone, la fucilazione di Giocacchino Murat a Pizzo il 13 ottobre 1815, il ritorno dei Borboni sul trono di Napoli, la preparazione lenta, sofferta ma continua del processo unitario, gli eventi del Risorgimento nazionale, l’azione audace di Giuseppe Garibaldi che porge il sud Italia ai piemontesi, sono questi gli eventi grandiosi del XIX secolo. Un secolo che si era aperto in modo drammatico per Simbario e per la popolazione tutta. Il piccolo borgo, ci informa il Tedeschi, “fu devastato ancora dai briganti nel principio di questo secolo”. Briganti o combattenti per la libertà, questi uomini, riuniti in bande guidate da capi di eccezionale audacia, hanno opposto una tenace resistenza al “francese invasore“riservando ampio spazio alle vendette personali.

Tuttavia non bisogna dimenticare le profonde e irreversibili novità portate dai francesi: 1. L’abolizione del feudalismo (2 agosto 1806) che cancellava in Calabria secoli e secoli di servitù ed umiliazioni. 2. Un più equilibrato ordinamento ed assetto amministrativo.

n forza della legge del 19 gennaio 1807, Simbario diventava un Luogo , ossia Università nel cosiddetto governo di Serra. Il 4 maggio 1811 Simbario, pur restando nella giurisdizione di Serra, veniva riconosciuto “Comune”. Il nuovo assetto amministrativo comprendeva anche la creazione degli uffici di anagrafe. I francesi ordinarono perciò un censimento per registrare e aggiornare i dati della popolazione.  A tal proposito vi è una nota preziosa stilata dall’Economo curato Fortunato Coda che ci fornisce il seguente rilievo demografico del 20 novembre 1807: Totale maschi 693, Totale femmine 702, In tutto 1395 residenti.

Il ritorno dei Borboni , sancito dal Congresso di Vienna del 1815, rinviava il cammino verso l’Unità d’Italia al cui processo anche i figli di Simbario contribuirono. Più tardi però, l’annessione del Regno delle Due Sicilie al regno piemontese non era stata accolta con grida di esultanza dagli abitanti delle Serre Calabre, anzi i risultati della votazione del 21 ottobre 1861 dimostravano l’ostilità delle Serre al nuovo padrone.

Simbario nel Novecento: nel novecento Simbario è luogo di un dramma umano e sociale per la sua gente: l’Emigrazione; centinaia sono quelli che partirono, per problemi di lavoro, per l’America nel critico periodo del primo novecento; assai più numerosi e tutti giovanissimi, nel secondo dopoguerra, è stato l’esodo, anche clandestino, in Francia, Svizzera, la Germania, in Canada. In considerazione di ciò, la popolazione, che a metà del secolo era di circa “tremila anime, si è assottigliata con il trascorrere degli anni, in maniera drammatica riducendosi a tutt’oggi a 1000 abitanti circa.  

 

Notizie utili

Popolazione residente: 1.082
Densità per kmq: 56,2
Superficie: 19,25
CAP: 89822
Prefisso telefonico: 0963
Codice Istat: 102038
Codice Catastale: I744