Ruggero d’Altavilla e i Normanni

 

1018 L’ arrivo dei Normanni - Secondo uno dei cronisti della conquista, Amato di Montecassino, nel 999 quaranta normanni che tornavano da un pellegrinaggio al Santo Sepolcro, si sarebbero fermati a Salerno e avrebbero aiutato il principe Guaimar a respingere un attacco musulmano. Guglielmo di Puglia, invece, sostiene che il primo incontro fra Normanni e popolazioni del Meridione avvenne sul Gargano nel 1016, fra un gruppo di pellegrini d’Oltralpe e Mele di Bari, il quale guidava la rivolta dei Longobardi di Puglia contro le autorità bizantine. Negli anni successivi i Bizantini combatterono contro i Normanni, assoldati in Puglia e in Campania da principi e abati. E’ certo però che tra il 1018 e il 1037 si installò ad opera dei Normanni guidati da Rainuldo Drengot la contea di Aversa.. Giunse poi una nuova ondata di Normanni, comandati da tre dei numerosi figli di Tancredi d’Altavilla. Recatisi in Sicilia per combattere gli Arabi, non ottennero dai Bizantini di Maniace la giusta ricompensa. Si impossessarono quindi progressivamente della Puglia e del ducato di Benevento, di cui fu proclamato conte Guglielmo "Braccio di Ferro", figlio di Tancredi, signore di Hauteville-la-Guiscard, al quale successero Drogone e poi Umfredo. Come sede fu scelta Melfi (1042) .

 

1047 I Normanni nell’ Italia Meridionale - Nonostante fossero contrastati dai Bizantini, dai Longobardi, dai Musulmani, i Normanni non fecero che rafforzarsi. Roberto il Guiscardo diede avvio alla conquista della Calabria, ordinando, come scrive Guglielmo di Puglia, "ai suoi soldati di saccheggiare, incendiare, di devastare le terre occupate e di ricorrere ad ogni accorgimento psicologico per terrorizzare gli abitanti”.

Dal 1047, egli si stanziò in Val di Crati e nel giro di qualche anno si impadronì di molte fortezze poste a presidio della Valle e altre ne fece costruire in zone strategiche, controllando così la strada che collegava la Lucania al Bruzio. Tra il 1054 e il 1065 le sue truppe conquistarono Bisignano, Montalto Uffugo, San Marco Argentano, Malvito, Cosenza, Aiello, Martirano, Nicastro, Maida, Mileto, Oppido e numerosi altri centri sui litorali ionico e tirrenico: Rossano, Cassano, Cariati, Catanzaro, Squillace, Stilo, Scalea, Tropea, Scilla.  La conquista della Calabria non fu facile. Alcuni centri opposero una vigorosa resistenza, come Aiello, Catanzaro, Santa Severina. Reggio, sede dell'antico tema bizantino, assediata inutilmente dal Guiscardo nel 1057, venne conquistata solo nel 1060, anche grazie all'aiuto di suo fratello Ruggero, che proprio nella città dello Stretto assunse il titolo di duca di Calabria. La conquista della Calabria consentì il controllo definitivo del Mezzogiorno continentale. E i calabresi furono i migliori sostenitori del Guiscardo, dando un contributo notevole nella battaglia in cui venne sconfitto l'esercito bizantino-pontificio a Civitate sul Fortore, nel 1053, quando lo stesso Leone IX, che sperava di scacciare dal Sud i temibili Normanni, venne fatto prigioniero. Dopo la vittoria di Civitate si stabilirono buoni rapporti tra i Normanni e il pontefice, con la sottomissione del Mezzogiorno a Roma. Il Guiscardo, impossessatosi anche dei possedimenti pugliesi del fratello Umfredo e ottenuto il titolo di duca di Puglia, avviò una politica volta a unificare le varie signorie normanne della Puglia e della Calabria e di stretta alleanza con il papa. Ben presto controllò tutto il Mezzogiorno, compreso l'ultimo caposaldo longobardo, il principato di Salerno, governato da Gisulfo II, del quale il Guiscardo sposò la figlia Sikelgaita. Ruggero d'Altavilla, ultimo dei numerosi figli di Tancredi, dopo aver aiutato il Guiscardo nella conquista della Calabria, passò in Sicilia per scacciare dall'isola i musulmani; ma prima, tra i due fratelli fu stipulato un accordo relativo alla spartizione del dominio della Calabria, dove, una volta conquistata l'isola, nel 1072, Ruggero mantenne nella parte orientale alcuni feudi e vassalli direttamente dipendenti da lui, mentre la signoria della regione rimaneva sempre al Guiscardo. Ruggero scelse Mileto come Capitale di questi suoi possedimenti stabilendovi una sontuosa corte e costruendo un maestoso castello meta di principi e di papi, ricco d’arte e delle migliori manovalanze, patria di re poiché qui ebbe i natali il figlio Ruggero II, futuro Re di Sicilia; la sua nascita è testimoniata oltre che dal Malaterra anche dall’inno di Fra’ Maraldo riferito al battesimo avvenuto nella chiesa di San Martino per mano di San Bruno e testimone il Lamino un nobile normanno.

 

1091 Ruggero d’ Altavilla e Brunone di Colonia - Un documento (Privilegium I, “Notum esse volumus” ) conservato nella biblioteca della Certosa di Serra San Bruno, attesta la concessione fatta a San Brunone di Colonia, Arrivato da Grenoble nell'alta valle del fiume Ancinale nelle vicinanze di Spadola (unico abitato allora esistente), dal Conte di Calabria Ruggero il Normanno, il più giovane dei figli di Tancredi d’Altavilla. Il Gran Conte donava agli eremiti non soltanto il luogo solitario, situato tra Arena e Stilo, su cui edificare le celle dell’insediamento monastico, ma pure le foreste circostanti, i terreni, le acque, le montagne, preoccupandosi di rendere immune il possesso monastico da qualsiasi peso e ingerenza e di assegnare un certo Mulè, con i suoi figli, «perché custodissero la selva». Il secondo Privilegio ruggeriano – “Notum sit omnibus” - successivo di due anni, delimitava i confini del territorio della prima donazione, riportando alcuni toponimi - e tra essi quello di Serra («inde vadit per serram ejusdem montis, usque ad Malareposta») - in parte esistenti ancora oggi (De Rigetis: 54-56). Nell’agosto del 1094, in occasione della festa dell’Assunta, veniva consacrata e dotata la chiesa dell’eremo, come riporta la coeva Charta Consecrationis: Io Alcherio Nic. ... Arcivescovo di Palermo consacrai questa chiesa nel nome di Dio, della Beata Maria Vergine, sua madre, e del Beato Giovanni Battista, in presenza dei vescovi di Mileto, Tropea, Nicastro, Catania e Squillace, insieme con Ruggero conte di Calabria, con la contessa Adelaide, con maestro Bruno e Lanuino e con gli altri fratelli eremiti presenti… Brunone di Colonia descrisse la natura del luogo ricevuto in dono in una lettera indirizzata a Rodolfo il Verde, uno dei due compagni che fecero insieme a lui, nel giardino di Adamo, il voto di consacrarsi alla vita monastica: « In territorio di Calabria, con dei fratelli religiosi, alcuni dei quali molto colti, che, in una perseverante vigilanza divina attendono il ritorno del loro Signore per aprirgli subito appena bussa, io abito in un eremo abbastanza lontano, da tutti i lati, dalle abitazioni degli uomini. Della sua amenità, del suo clima mite e sano, della pianura vasta e piacevole che si estende per lungo tratto tra i monti, con le sue verdeggianti praterie e i suoi floridi pascoli, che cosa potrei dirti in maniera adeguata? Chi descriverà in modo consono l'aspetto delle colline che dolcemente si vanno innalzando da tutte le parti, il recesso delle ombrose valli, con la piacevole ricchezza di fiumi, di ruscelli e di sorgenti? Né mancano orti irrigati, né alberi da frutto svariati e fertili ».

1101 LA Morte Di Ruggero e il regno di Ruggero II - Il Gran Conte Ruggero, delegato dal fratello Roberto a governare la Calabria elesse la propria residenza Mileto, dove stabilì la propria corte e dove si spense il 22 giugno 1101, e dove fu seppellito. Qui, nel 1088, morta Eremburga, e dopo avere sposato Giuditta di Evreux, Ruggero sposò Adelasia del Vasto, della famiglia monferrina degli Aleramici, la quale nel dicembre del 1097, o secondo altre fonti nel febbraio 1098, dopo aver partorito Simone, diede alla luce Ruggero II, battezzato da Brunone di Colonia. Il padrino fu il beato Lanuino, come sostiene il Malaterra. Pur mantenendo a Troina, in Sicilia, una specie di centro amministrativo, Ruggero fece di Mileto, dove trascorse gli ultimi anni della sua esistenza, la capitale del suo regno, facendovi affluire dalla Sicilia e dalla Francia personale amministrativo e uomini di chiesa e trasformandola in una città potente, e dove, fra l'altro, creò anche una zecca. Durante questo periodo la Calabria fu anche teatro delle lotte insorte tra gli eredi del Guiscardo, morto nel 1085 nei pressi di Cefalonia, per la successione alla guida del ducato e per il controllo dei rispettivi territori. La contesa riguardò Ruggero Borsa, figlio avuto dalla seconda moglie Sikelgaita e designato dal Guiscardo a succedergli, e Boemondo, figlio avuto dalla prima moglie Alberada di Buonalbergo, poi ripudiata. Quest'ultimo fomentando rivolte contro il fratellastro, lo costrinse ad alcune concessioni, anche grazie all'intervento del Gran Conte Ruggero, ottenendo il potere su Maida e Cosenza. Queste lotte rafforzarono in Ruggero la convinzione della necessità di un potere centrale sempre più forte. Obiettivo che perseguì mostrando un particolare interesse verso la Calabria e Mileto, da dove creò numerosi collegamenti volti a rafforzare il proprio potere. Un'opera interrotta dalla sua morte. Con la morte del Gran Conte si aprì un periodo di transizione, che vide la reggente Adelaisa a nome dell'erede Ruggero II protagonista, con un consiglio di reggenza dove spiccava il "protonobilissimo" Cristudolo, calabrese e bizantino, il quale aveva servito con fedeltà Ruggero. Adelaisa, in questo periodo di trapasso dalla contea al regno, valorizzò gli elementi culturali e istituzionali bizantini, proteggendo tra l'altro alcuni illustri monaci, come Luca di Melicuccà e il beato Bartolomeo da Simeri, mentre si era ampliato e rafforzato il numero delle signorie feudali nella regione. Ma il declino di Mileto capitale era ormai iniziato. La Contessa infatti trasferì la capitale prima a Messina e poi a Palermo. Nel frattempo erano anche morti i figli del Guiscardo, Ruggero Borsa e Boemondo, e Adelaisa resse il trono a nome di Simone, morto il 28 settembre 1105 all'età di dodici anni, e poi di Ruggero II, il quale nel 1127 ottenne l'investitura della Sicilia e nel 1130, dopo una lunga lotta col cugino Guglielmo, fu incoronato ad Avellino da papa Anacleto re di Sicilia, Calabria e Puglia. Ruggero II conquistò poi tutti gli altri territori appartenenti ai Normanni di Melfi, al ducato Napoli, che aveva fino ad allora mantenuto l'indipendenza, ma anche il principato di Capua ed estese i propri domini pure agli Abruzzi, spingendosi fino all'Africa del Nord e in Grecia, e associando al trono il figlio Guglielmo I il Malo, il quale regnò da solo dopo la sua morte (1154-1166).

1194 La fine dell’epoca Normanna e l’ inizio di quella Sveva La regione aveva perduto la sua centralità e il nuovo, grande e potente stato modellato da Ruggero II l'aveva ridotta al rango di una delle province del nuovo regno, a capo del quale si insediò Gugliemo II il Buono (1166-1189), figlio di Guglielmo I, il quale guidò una spedizione in Egitto e si impadronì di Tessalonica nel 1185. La morte prematura di questo sovrano, nel 1189, che non lasciava figli, aprì una grave crisi politica, anche per via dei rinnovati episodi di ribellione da parte dei nobili. I notabili designarono alla sua successione Tancredi, conte di Lecce, bastardo di un figlio di Ruggero II. La loro scelta venne contrastata dal conte Ruggero di Andria e poi dall'imperatore Enrico VI Hohenstaufen, figlio di Federico Barbarossa, il quale aveva sposato Costanza, figlia postuma di Ruggero II. I vari signori si divisero tra i due contendenti. Ma alla morte di Tancredi, nel 1194, Enrico VI si impadronì del trono con una terza discesa nel Mezzogiorno. E a Palermo, il giorno di Natale 1194, Enrico VI inaugurava il dominio svevo sul regno di Sicilia mettendo fine alla dominazione normanna. Enrico morì a sua volta nel 1197 e la moglie l'anno successivo, dopo aver assicurato la successione al piccolo Federico II, di solo quattro anni, nominando come tutore papa Innocenzo III, che garantì la reggenza del regno fino a quando Federico II fu incoronato re di Sicilia nel 1208 e imperatore nel 1220.