Mongiana

 

Centro agricolo di 881 abitanti situato ai piedi di Monte Pecoraro  è circondato da fitti boschi incontaminati e ricchi di funghi , è punto di richiamo grazie anche al parco della forestale di Villa Vittoria dove tra le altre cose si allevano e si studiano daini e caprioli. La chiesa di Maria Santissima delle Grazie conserva una tela  dipinta ad olio risalente intorno al 1850 dono di Re Ferdinando II. Alcuni edifici privati presentano pregevoli manufatti settecenteschi e ottocenteschi in ferro battuto.

 

Cenni Storici

Le origini del paese, il cui nome pare derivare da quello di un ruscello che scorreva nella Piana Stagliata Micone al centro di fittissimi boschi, sono recenti. Il centro abitato fu fondato l'8 marzo 1771 sul colle Cima come residenza per operai, artigiani, impiegati, dirigenti e guarnigioni militari impegnati a svolgere attività produttiva nelle Reali Ferriere e Fabbrica d'Armi impiantatavi dai Borboni. Quest'ultima riusciva ad occupare fino a 2700-2800 persone. A Mongiana tra il 1825 ed il 1828 furono realizzati i primi ponti sospesi in ferro d'Italia: il "Real Ferdinando" sul fiume Garigliano ed il "Maria Cristina" sul Cadore. Sempre a Mongiana furono costruite le rotaie per la prima ferrovia italiana (seconda in Europa), la famosa "Napoli-Portici". Inoltre fu costruito il fucile da fanteria modello "Mongiana". Era tanto importante la Fabbrica d'armi di Mongiana che ricevette la visita del re di Napoli Ferdinando II di Borbone: precisamente il 16 e 17 ottobre 1852.

 

La Fabbrica d'Armi

Nella zona attualmente chiamata armeria, vi era una piccola fucina a maglietto, dove si riduceva il ferro in lamine trascinata via completamente dalla furia di un'alluvione nel '48 e sostituita in seguito all'affluenza del Ninfo e dell'Alaro con la più moderna Robinson, che era stata costruita senza badare a spese tanto che fu disponibile una nuova macchina proveniente dall'Inghilterra a sostituire il vecchio maglietto alla catalana.

Di questa a memoria di tempi migliori è rimasto qualche rudere. Di certo il cuore dello stabilimento era la Fonderia "Mongiana", che diede il nome al borgo che andava costruendosi intorno ai fumi degli altiforni. In realtà tutto il complesso era molto più grande e purtroppo ben poco ci è rimasto a testimonianza dell'antico sito che si distendeva verso valle con officine dislocate lungo le sponde dell'Alaro. Sull'altro lato del torrente sorgeva un'officina con fornelli alla Wilkinson, la San Brunello, dove il ferraccio veniva trasformato in strumenti di precisione, pesi e misure. Poco più a valle sulla stessa sponda della precedente vi era un'altra raffineria dove si effettuava il getto a staffaggio dei proiettili, la nuova fabbrica d'armi dove si assemblavano le armi e si costruivano le baionette.

I lavori di costruzione della nuova armeria per l'assemblaggio delle armi cominciarono nel 1818. Le due colonne a decorazione dell'ingresso principale e dell'architrave, dovevano testimoniare agli occhi del visitatore dell'efficienza dei maestri degli opifici della Mongiana. La Santa Teresa che era una raffineria dove era possibile eseguire opere di getto. Si tratta del luogo dove furono fatte le colonne della nuova fabbrica delle armi del 1818. Le colonne fuse a getto unico, con i mezzi allora disponibili sono state portate in cima al colle da poco meno di due chilometri di scarpate impervie. Infine il nuovo maglietto ancora più a valle all'affluenza dell'Alaro con il Ninfo. Ben poco ci è dato di sapere della vecchia armeria, a testimonianza della quale rimane una piccola sorgente incanalata in una canna di vecchio cannone. Con il passaggio della Mongiana al Ministero della guerra, avvenuto nel 1808, fu inviato un presidio militare per vegliare sulla produzione dei pezzi di artiglieria che avrebbero dovuto fornire l'esercito e la marina. In quell'occasione fu costruito uno stabile che fungeva anche da carceri altre che accogliere i nuovi ospiti nei pressi della chiesetta.Nel 1856 si ravvisò l'urgenza di ingrandire lo stabile, finchè nel '59 il Savino su suo progetto realizzò la Casa del Comandante affacciata sulla piazza della Fabbrica d'Armi, su tre piani. Il primo era riservato ai cavalli, sul secondo le truppe ed il terzo ospitava il comandante. In età murattiana, si pensò anche agli operai con la costruzione di case in muratura. Tutte molto simili, secondo uno dei principi illuministici. Alla chiusura dello stabilimento furono acquistate dai superstiti, quelli che, non facendo parte delle maestranze delle officine che videro ridursi le prospettive di sopravvivenza fuggirono ove stavan sorgendo altri siti siderurgici, cioè verso il Nord della penisola o Francia e Germania, con un compenso di buona uscita in attrezzi, strumenti vari, risorse di magazzino e quant'altro. Chi riuscì a resistere in qualche modo al disastro economico furono i contadini, i boscaioli e i carbonificatori, che se pur decimatisi riuscirono a trovare il do di acquistare le abitazioni abbandonate e i siti di quanto le intemperie si lasciavano dietro. Molti divennero terreni fertilissimi per piccoli vigneti, legumi, mais e ortaggi vari. Le risorse faunistiche, pastorizie e di allevamento in genere furono di ausilio nelle ristrettezze. Mentre i magazzini della fonderia divennero case di abitazione, la fabbrica d'armi magazzini e abitazioni insieme alle caserme e i capannoni dei manovali.

 

Le Ferriere di Mongiana

Sotto la direzione del Conty senior, si ebbe il trasferimento delle piccole fucine nei pressi delle miniere ed in alta montagna in prossimità del combustibile necessario con l'insediamento a valle sul piccolo colle, lambito dall'Alaro e da innumerevoli sorgenti, che venne ribattezzato Mongiana. La porta del monte. La prima grande opera dell'erigendo stabilimento siderurgico è stata la Fonderia. Oggi si tende a minimizzare sull'entità di tale stabilimento. In realtà quella che adesso è mostrata quale prima fonderia della fase industriale, in realtà sono soltanto i resti di quella che fu la sede degli altiforni che comprendeva appunto le camere che li contenevano, i depositi per il minerale e il combustibile in prossimità delle bocche dei forni nell'attuale via Carbonile. Fortificata e ben protetta da mura di granito e calcestruzzo. e soprattutto dall'impervio paesaggio naturalistico molto suggestivo. Nel corso della storia produttiva della fonderia hanno funzionato un totale di quattro altiforni. I cronisti riportano i nomi con i quali sono stati chiamati: Santa Barbara, San Francesco, Sant'Antonio e San Ferdinando. I ruderi della fonderia ci lasciano il segno. Diverse sono state le tecniche usate per produrre la ghisa a Mongiana a seconda del progresso della mineralogia. Agli esordi il minerale veniva frantumato elavato ed asciugato, in seguito il procedimento venne ammodernato e si ritenne inutile il lavaggio che apportava umidità alla combustione. Un singolo altoforno era capace di produrre dalle quarantacinque alle sessantacinque cantaia. Il carico avveniva dalla presura in alto che si trovava a livello dei magazzini del carbone della limonite. Il carico di fusione era composto di carbone, minerale, scorie, sabbie fondenti estratte a Santa Maria del Bosco a Serra San Bruno.

Notizie utili
Popolazione residente: 881 abitanti
Densità per kmq 42,56
Superficie: 20,7 kmq
CAP: 89823
Prefisso telefonico: 0963
Codice Istat: 102022
Codice Catastale: F364