Dominio romano

 

Rivelatosi vano l'aiuto della madre patria, gl'Italioti si rivolsero a Roma che mandò i suoi presidi a Turi (285 a.C.), a Locri, Reggio (282 a.C.) e Crotone. L'insuccesso della spedizione di Pirro, re d'Epiro (275 a.C,), malgrado l'aiuto della maggior parte delle popolazioni locali, tranne Reggio alleatasi nell'occasione a Roma, sancì la definitiva affermazione del dominio romano nella Regione. La Calabria parteggiò quindi nella seconda guerra punica per Annibale che vi soggiornò a lungo (Castra Hannibalis presso Catanzaro Lido) fino al 203 a.C. nella vana attesa dei soccorsi di Cartagine. La costruzione della strada consolare Capua-Reggio (via Popilia) portata a termine nel 128 a.C. consolidò l'influenza romana nella Regione. Il periodo romano segnò un decadimento civile nel senso che alle popolazioni locali, sia Bruzi che Italioti, perduta l'indipendenza, fu preclusa la possibilità di svolgere autonome iniziative politiche; ma si può ritenere che, per quanto attiene alle condizioni economiche, la Calabria si sia avvalsa, come tutte le altre regioni dell'Italia e dell'Impero, dei benefici della pax romana che assicurava libertà di traffici e di comunicazioni. Durante la rivolta di Spartaco (morto il 71 a.C.) si verificarono fra i Bruzi sussulti antiromani, presto domati. Sesto Pompeo, proscritto dopo la costituzione del secondo triunvirato, cercò di servirsi della Calabria come base della guerra contro Roma ma l'assedio di Cosenza si risolse in un fallimento (40 a.C.). Nell'ordinamento di Augusto (50 a.C. - 14 d.C.) la Calabria, insieme con la Lucania, costituì la terza regione d'Italia; il corrector Bruttiorum et Lucaniae aveva sede a Reggio; la terza regione, mantenendo sostanzialmente immutata la sua estensione, costituì quindi una provincia della Diocesi d'Italia nell'assetto stabilito da Diocleziano (292).