Unità d’Italia

 

I primi storici liberali, servili adulatori del sovrano Vittorio Emanuele II di Savoia, hanno costruito una storia del Risorgimento distorta, sacrificando la verità all'esigenza di creare un supporto mitologico all'ideale di unità nazionale. Dopo più di 140 anni, incredibilmente, nelle scuole la storia viene insegnata allo stesso modo, non tenendo conto di acquisizioni che dovrebbero farla modificare radicalmente. Risulta ancora oggi comodo credere che l'unità d'Italia sia stata il risultato del "comune sentire" dei padri della Patria e della popolazione tutta, ma una persona intellettualmente onesta deve essere disposta a guardare con obiettività i fatti, anche se questo fa vacillare rassicuranti certezze; del resto "il dominio dei luoghi comuni non è tanto la biblioteca dello studioso di storia, quanto lo scrittoio dell'uomo di media cultura".

 

Le resistenze ad una revisione sistematica della nostra storiografia sono curiosamente molto forti ancora oggi, nonostante oramai si guardi al di là dei confini del proprio paese e si aspiri a diventare cittadini del mondo; spesso l'ostacolo è solo ideologico ma "la storia non può essere studiata secondo le direttive del partito in cui si milita o di cui si condivide l'ideologia e il programma politico. Dobbiamo liberamente ricostruire il nostro passato anche se ciò significa porsi controcorrente con il risultato di non essere congeniali né agli storici di destra che di sinistra."