Federico II di Svevia

 

1220 Federico II di Svevia - L'imperatore Federico II di Svevia è una delle più interessanti figure del medioevo. Nato nel 1194 a Iesi, nella Marca d'Ancona, dall'imperatore Enrico VI, rude tedesco, e da Costanza, principessa italiana, erede del Regno normanno, Federico II si presenta come una figura molto complessa e sicuramente in anticipo sui tempi della storia.  Coltissimo, tollerante di pensiero secondo la buona tradizione normanna, si circonda di dotti cristiani e musulmani, parla diverse lingue, si diletta di poesia e di musica; ma è saggio anche nel governare, e regge con pari abilità lo scettro e la spada. Della Germania s'interessa solo quel tanto che basta per tenersela fedele; l'Italia è il suo continuo pensiero. A Melfi, a Foggia, a Lucera, a Palermo, dovunque pone la sede, egli si circonda di una corte, che è la più brillante del mondo: là, davanti ai soldati saraceni, custodi della persona dell'imperatore, passano grandi feudatari tedeschi, vescovi italiani, dotti arabi, monaci eruditi, filosofi miscredenti, poeti e cantori, in una promiscuità, che a quei tempi parve  scetticismo e irreligiosità, non tolleranza.

Federico è descritto dai cronisti guelfi come un cinico beffardo che si burla del sacro. Dante lo pone nell'inferno tra gli eresiarchi. Come sovrano, egli ha il programma assolutistico della Casa di Svevia, si ribella alle pretese di superiorità del e rinnega le libertà dei Comuni italiani con la durezza propria del Barbarossa.

 

1266 La fine della dinastia sveva - Il Concilio di Lione, scomunicando Federico II e sciogliendo i suoi sudditi dal giuramento di fedeltà all'imperatore (1245), aveva riacceso in Germania la guerra civile. Pretendenti alla corona imperiale erano sorti da ogni parte; contro di essi aveva combattuto Corrado, secondogenito di Federico II, ma con scarso successo. La morte di Federico II (1250) non chiarì la situazione; la guerra civile seguitò in Germania per più di venti anni (1250-1273). Corrado IV volle almeno salvare il suo Regno di Sicilia e scese in Italia (1252), dove però a soli 26 anni fu sorpreso dalla morte (1254), lasciando un figlio, Corrado V (detto poi Corradino), natogli appena da due anni. Allora Manfredi, figlio naturale di Federico II, giovane bellissimo e valoroso, dapprima a nome di Corradino, poi a nome proprio, assunse il governo del regno, e nel 1258 si fece coronare re a Palermo, mantenendosi con la forza delle armi, sfidando anche le scomuniche dei papi, i quali volevano avere in lui un suddito obbediente. Intanto per tutta l'Italia era un rinascere delle forze ghibelline; su di esse a poco a poco prevalse la violenta energia di Ezzelino IV da Romano, che, signore di molte città del Veneto, mirava al dominio dell'Italia settentrionale, opprimendo i forti Comuni e massacrando crudelmente quanti gli si opponevano. Allora si destò la reazione guelfa: Ezzelino, disfatto e ferito in battaglia campale a Cassano d'Adda, venne catturato e chiuso in carcere a Soncino, dove, apertesi le ferite, si lasciò morire dissanguato (1259); la sua famiglia fu sterminata, il suo nome maledetto. Perduto Ezzelino, Manfredi si rivolgeva allora all'Italia centrale e offriva aiuto ai Ghibellini di Firenze, che, cacciati dalla città alla morte di Federico II, tentavano, sotto la guida del valoroso Farinata degli Uberti, di rientrare con la forza. Il 4 settembre 1260 si combattè a Montaperti, i Guelfi furono disfatti e i Ghibellini occuparono la città, in cui il conte Guido Novello, signore di Poppi, fu accolto come vicario di re Manfredi. Nel 1265 il papa francese Clemente IV, spaventato dai progressi del partito ghibellino in Italia, offerse al fratello del re di Francia, Carlo d'Angiò, il Regno di Napoli e Sicilia, a patto che si dichiarasse vassallo della Chiesa, rispettasse i diritti del Papato sulle altre terre d'Italia e abrogasse tutte le costituzioni contrarie ai privilegi ecclesiastici. Carlo, avido di dominio, accettò, e con l'appoggio dei Guelfi giunse a Roma, dove fu incoronato re di Sicilia; poco dopo, nei pressi di Benevento, sconfiggeva l'esercito avversario (1266): Manfredi morì in battaglia; la vedova e i figli, caduti nelle mani del vincitore, furono lasciati morire in carcere. Dopo la morte di Manfredi e la prigionia di re Enzo, non restava della casa degli Hohenstaufen, che il giovane figlio di Corrado IV, Corradino, allora appena quindicenne. A lui si rivolsero i Ghibellini italiani e quanti in Italia osteggiavano Carlo d'Angiò, divenuto odioso a molti per l'esosa voracità. Nel 1267 il giovanetto entrava in Italia, accolto con entusiasmo dai signori ghibellini, i quali però non seppero aiutarlo a sufficienza. Il 23 agosto 1268 a Tagliacozzo, nei pressi del Lago Fucino, Carlo affrontava con minori truppe, ma con maggiore astuzia, Corradino e lo batteva in campo aperto costringendolo alla fuga. Ricoveratosi nel castello di Astura, presso Anzio, con alcuni dei suoi più fedeli compagni, il giovane fu consegnato a Carlo d'Angiò dai Frangipani, signori del luogo. Corradino e suo cugino, Federico d'Austria, furono decapitati a Napoli sulla Piazza del Mercato il 29 ottobre 1268.  Così finiva miseramente una delle più belle e potenti dinastie di imperatori germanici che ricordi la storia del medioevo: quattro anni dopo (1272) nel suo carcere di Bologna moriva anche Enzo, il prigioniero di Fossalta, dopo aver assistito, forzatamente inerte, alla rovina di tutti i suoi.